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Chirurgia Ortognatica

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Alcune malocclusioni sono dovute non solo ad un disallineamento dei denti, ma anche ad un’alterazione della posizione e/o della forma delle ossa mascellari in cui alloggiano i denti stessi (mandibola e mascellare superiore), e per questo sono definite “dento-scheletriche’’.

Determinate da uno sviluppo disarmonico dello scheletro facciale per cause genetiche, alterazioni intrinseche dei meccanismi della crescita ossea, abitudini viziate prolungate come la respirazione orale e la deglutizione atipica, traumi.

Queste malocclusioni possono provocare anomalie della masticazione e di conseguenza essere parte in causa nell’insorgenza di disturbi e dolori a carico della mandibola e delle articolazioni temporo-mandibolari. Possono inoltre alterare la respirazione, la deglutizione e la fonazione.

In molti casi per la correzione ottimale di una malocclusione dento-scheletrica in un paziente adulto (che ha cioè ultimato i processi di crescita scheletrica), la sola ortodonzia non è sufficiente, ma si deve ricorrere anche ad un intervento di chirurgia maxillo-facciale. Il trattamento combinato che ne scaturisce è definito ‘’ ortodontico-chirurgico’’: l’ortodonzia correggerà la posizione dei denti, mentre alla chirurgia correggerà le ossa mascellari.

Nella maggioranza dei casi un trattamento ortodontico-chirurgico si svolge in 3 fasi. La prima fase è definita ortodonzia prechirurgica e dura, a seconda della complessità del caso, da 6 a 18 mesi. E’ svolta dall’ortodontista, che dopo avere concordato il percorso terapeutico con il chirurgo e con il paziente, ha il compito di allineare i denti e di dare una forma corretta alle due arcate dentali.

L’apparecchio deve essere mantenuto per tutta la durata del trattamento ortodontico-chirurgico. In questa fase si può verificare un peggioramento della malocclusione e del profilo.

La seconda fase è rappresentata dall’intervento chirurgico effettuato dal chirurgo maxillo-facciale al termine dell’ortodonzia prechirurgica. Durante l’intervento, detto di chirurgia ortognatica, il chirurgo riposiziona correttamente una o entrambe le ossa mascellari (mandibola e mascellare superiore) determinando il raggiungimento di una buona occlusione dentaria e di un’equilibrata estetica facciale.

A questo punto l’ortodontista può iniziare, di solito un mese dopo l’intervento chirurgico, la terza ed ultima fase del trattamento, definita ortodonzia postchirurgica, che ha lo scopo di perfezionare i rapporti occlusali tra le due arcate dentali e che ha una durata media di circa 6 mesi

Negli ultimi tempi si sta affermando un nuovo approccio al trattamento ortodontico-chirurgico, chiamato ‘’Surgery First”, in cui per prima cosa viene effettuato l’intervento chirurgico e poi l’ortodonzia.

La ‘’Surgery First’’ rispetto all’approccio tradizionale ha un duplice vantaggio per il paziente: da una parte evita il peggioramento della malocclusione e del profilo che spesso caratterizza la fase di ortodonzia prechirurgica, dall’ altra accorcia di circa 6 mesi la durata totale del trattamento. Non è però ancora applicabile a tutti i tipi di malocclusioni.

Come tutti gli interventi chirurgici anche un intervento di chirurgia ortognatica non è scevro da rischi e complicanze: spesso si verifica una diminuzione della sensibilità che può interessare aree cutanee del viso, le gengive, i denti, la lingua o le labbra. Tale situazione nella stragrande maggioranza dei casi è transitoria e si risolve nei primi 6 mesi, ma nel 4-5% dei casi può diventare permanente, di solito in piccole aree delle gengive o delle labbra. Talvolta le placche e le viti utilizzate come mezzi di sintesi possono determinare, anche a distanza di tempo dall’intervento, un processo infiammatorio a carico dell’osso e della mucosa che lo ricopre

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